Orgoglio e pregiudizio nel preventivo del copywriter freelance. (The Copylight Zone #4)

Sono ormai 7 anni che, senza un tariffario fisso, faccio preventivi come copywriter freelance.

E’ stato ed è ancora uno dei lati più difficili del mestiere, perché nessuno ti insegna come farli, da lavoratore dipendente non avevi bisogno di imparare a farli e gli errori nel farli ti costano soldi, tempo e salute psicofisica con tutti i progetti persi o mal gestiti per colpa di una quotazione sbagliata.

Sul tema, se fate una ricerca con DuckDuckGo (mi piace pensare che i lettori di questo blog siano tutti hacker incappucciati che navigano soltanto con Tor nella penombra come in Mr Robot, altrimenti usate pure Google), trovate decine di articoli e di consigli sul tema, alcuni buoni, altri dipende, altri ancora pessimi. Io cercherò di darvi solo quelli dipende, perché la prima lezione – per fare il copywriter freelance o qualsiasi altra cosa – è mettere sempre in discussione i consigli altrui.

Nel titolo parlo di pregiudizio (all’orgoglio ci arriviamo dopo). Che è un aspetto inevitabile del preventivo, perché le informazioni che riceverai per capire “quanto chiedere” al cliente saranno sempre parziali e, di conseguenza, la stima che gli proporrai sarà figlia di ipotesi soggettive e, spesso, fallaci.

Partiamo dal caso più semplice, quando ti viene richiesto un materiale molto simile a uno sul quale hai già lavorato, non solo per tipologia ma anche per dimensione del cliente e diffusione (locale, nazionale o internazionale). Qui basta mostrarlo al cliente e proporre la stessa cifra. In genere accetterà, anche per il fattore psicologico di non voler sfigurare rispetto agli investimenti altrui.

Lasciate perdere, invece, il costo orario. Quello va bene per gli avvocati e i personal trainer; un copywriter freelance, se produce lo stesso materiale di un collega nella metà del tempo, è totalmente ingiusto che venga pagato la metà. Anzi, dato che i tempi di consegna sono sempre ristretti, la rapidità dovrebbe fruttargli un bonus. Come postilla, se non lavori in modo più rapido di un copy dipendente, ha poco senso che ti metti a fare il freelance, visto che i guadagni di quest’ultimo sono legati alla quantità di progetti diversi completati, assicurando una qualità costante, nel minor tempo possibile.

Passiamo ora a quando, per la vaghezza delle richieste o le caratteristiche poco standard del progetto, ti trovi davvero in difficoltà a stimare una quotazione. In tal caso, io di solito propongo una forbice tra due cifre: quella più bassa è il compenso minimo sotto il quale non mi importa di perdere il lavoro più un tot, quella più alta il compenso che giudico ideale meno un tot.

Esempio pratico. Mi vengono richiesti dei testi per promuovere un circo delle pulci o qualcos’altro su cui, in quasi 11 anni di esperienza, non ho mai lavorato se non di striscio – nel caso del circo, per dire, ho fatto esperienze simili con alcune campagne di comunicazione politica. Per meno di 1000 euro preferirei concentrarmi su altri progetti mentre, valuto, solo nel mondo delle fate riuscirei a farmi pagare 2000. Come quotazione, sperando di chiudere a una cifra intermedia, proporrò quindi una forbice di 1300-1700 euro.

Infine, l’orgoglio. Come ho scritto qualche tempo fa su LinkedIn, può anche capitare – in casi più unici che rari, per fortuna – di ricevere l’approvazione di un preventivo per una cifra e un progetto molto interessanti. Ma di essere tu, per una volta, a dire di no al committente. L’importante è essere sempre chiari e onesti. Non fate insomma come Butch, il pugile di Pulp Fiction, che per calcolo ma anche orgoglio rifiuta di farsi mettere al tappeto nell’incontro combinato dal suo capo: cercare di fregare quest’ultimo non è mai una buona idea e, come nella pellicola di Tarantino, espone a conseguenze molto rischiose.

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