Come sono i copywriter nei film e nelle serie? (The Copylight Zone #9)

In genere persone brutte. O, peggio, stupide. Ma ci sono anche “i buoni” (copywriter).

Poco tempo fa ho recuperato The Square, il film svedese che ha vinto il Festival di Cannes dell’anno scorso e, malgrado l’ottima qualità della pellicola, tra i personaggi mi ha colpito il solito, banale ritratto dei creativi pubblicitari come cialtroni irresponsabili.

Niente di nuovo. Anche solo restando in Italia, basta pensare ai copywriter nelle commedie degli anni ’80 – Jerry Calà in Yuppies o Massimo Boldi in Mia moglie è una bestia – fino al Raoul Bova di Scusa ma ti chiamo amore, per capire che si tratta di uno stereotipo ben consolidato.

In altri film, di maggior spessore, i pubblicitari vengono magari ritratti come persone abbastanza serie, ma – immancabilmente – schiacciate dallo stress e inquinate dal cinismo del marketing, personaggi che hanno sempre bisogno di un “cambiamento positivo”: dal classico Kramer contro Kramer a What Women Want e Sweet November.

Caso particolare è il francese 99 Francs, basato su un romanzo scritto da un vero copywriter e dunque quello che nel mucchio – a suo modo – rispecchia meglio la realtà professionale, ma con intenti satirici che lo rendono anche il più esagerato e implausibile nella maggior parte delle scene.

Per i copywriter “buoni”, allora, proviamo a rivolgere lo sguardo alle serie. Facilissimo, direte voi: Mad Men. E invece no. La stupenda serie di Matthew Weiner di certo presenta molti copywriter memorabili e “positivi” – Peggy Olson, su tutti – ma racconta un’epoca dove il mestiere era molto diverso (e, purtroppo per me e i miei colleghi, molto più remunerativo) e la descrizione delle dinamiche professionali spesso viene distorta da esigenze drammatiche. Anche se, a onor del vero, chiunque abbia lavorato in un’agenzia pubblicitaria sa che certe situazioni incredibili agli occhi esterni possono essere ordinaria amministrazione, quindi il secondo punto è abbastanza marginale.

Mi stai dicendo, allora, che esiste anche una serie che descrive il lavoro del copywriter e degli altri creativi pubblicitari di OGGI in modo attendibile? La risposta è sì, anche se purtroppo è (semi)sconosciuta ed è stata cancellata dopo una sola stagione. Credetemi, anzi Trust Me.

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