The Copywriter

– Salve, lei chi è?

– Sono la sua ombra.

da The Ghost Writer, Roman Polanski, 2010

Un mondo senza parole sarebbe meraviglioso.

Un giorno mi venne l’idea per un film che racconta una società simile alla nostra, ma con due grosse differenze. La prima è che gli abitanti comunicano fin dalla nascita attraverso la telepatia, perciò non hanno avuto la necessità di sviluppare il linguaggio verbale. La seconda è che, in questo mondo senza parole, ci sono molti meno conflitti e diseguaglianze rispetto al nostro, dato che le persone riescono a comprendersi alla perfezione.

In seguito, scoppia però la classica epidemia globale, che nel nostro caso inibisce le facoltà telepatiche. Nessuno riesce a trovare una cura e così, per continuare a comunicare, le persone sono costrette a inventare il linguaggio. E, con quest’ultimo, arrivano anche i conflitti e le diseguaglianze.

Perché questa storia come presentazione di un copywriter? La risposta è che mi serve a descrivere ciò che faccio. Le capacità e i mezzi che usiamo per comunicare sono limitati e tutti noi, in qualche misura, abbiamo una percezione distorta del mondo circostante, marche, servizi e prodotti compresi.

Il copywriting, per dare una definizione basata sulla mia esperienza, è un insieme di tecniche mirate a ridurre l’imperfezione del linguaggio, niente di più e niente di meno. Non si tratta mai di soffiare fumo intorno a un prodotto, come molti pensano (male) della réclame, ma al contrario di dissipare la nebbia che lo avvolge. Perché soltanto allora, la gente inizierà a desiderarlo.

L’esatto opposto di questo, insomma:

Il trucco sta nell’erotizzare un po’ il titolo e nel trovare una copertina vivace e interessante. Esempio: qui Piccole donne si perfeziona in Il segreto del dormitorio femminile. È tutta questione di fantasia.

da The Seven Year Itch, Billy Wilder, 1955

È un lavoro semplice, che può essere improvvisato con un po’ di fantasia senza particolari competenze e pagato pochi spiccioli? Giudicatelo voi, dal folto numero di brand, prodotti, servizi che restano immersi nella nebbia, rispetto all’esigua percentuale che ne emerge.